Sul palco del Teatro Orfeo di Taranto arrivano i Diaframma, ad oggi fra i gruppi più rappresentativi della new wave italiana, per un concerto live che riavvolgerà il nastro della loro carriera. Attesi nella serata del 31 gennaio, Federico Fiumani e compagni coglieranno l’occasione per presentare i brani dell’ultimo album L’abisso, uscito lo scorso dicembre.

Come emergere dall’abisso

Alla soglia dei suoi sessant’anni, il leader della storica band fiorentina Federico Fiumani torna a raccontare il suo punto di vista sui rapporti personali e sulla vita, in questo ventesimo album in studio, L’abisso. Titolo non casuale, emblematico di una consapevolezza ormai consolidata riguardo il tempo che scorre e avanza, inesorabilmente, fomentando ansie e paure profonde. Su tutte, il timore di invecchiare, che trascina con sé la paura di perdere i propri cari e di subire un decadimento fisico. “L’abisso” diventa, dunque, l’immagine che rappresenta l’oscurità oltre la linea che fissa il passaggio nei sessant’anni per lo stesso Fiumani e, allo stesso tempo, indica il luogo in cui sta sprofondando l’Occidente, fra crisi economiche senza fine, Brexit e Trump di turno.

I Diaframma, dagli anni ’80 ad oggi

Nonostante numerosi cambi di line-up e un temporaneo scioglimento, i Diaframma sono senza dubbio una delle band seminali del rock italiano degli ultimi quarant’anni, ancorata all’unico componente della formazione originale, il cantante, chitarrista e autore Federico Fiumani, attualmente affiancato da Luca Cantasano (basso), Lorenzo Moretto (Batteria) e Edoardo Daidone (chitarra). Il primo singolo “Pioggia” risale al 1982, accompagnato dal b-side “Illusione ottica”, mentre Siberia, il primo album dei Diaframma, arriva nell’84. A distanza di quarant’anni, oggi si contano innumerevoli progetti, concerti, raccolte, album che annoverano anche la collaborazione di artisti importanti come Gianluca De Rubertis (Il Genio), Enrico Gabrielli e Piero Pelù. Ciò che resta del rock, nel nostro Paese, è senz’altro legato all’anima di questa band che, per fortuna, è sempre sfuggita all’abisso del dimenticatoio musicale.

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